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lunedì 8 febbraio 2010

Photoshop, o la generazione di massa dei simulacri

Guardate bene questa foto.
Il corpo sinuoso. I muscoli dell'addome definiti ma non eccessivi. La pelle setata, dal colorito omogeneo. Gli slip lievemente abbassati dalla mano sinistra che lasciano intendere la floridezza del pube, speculare alla capigliatura. Labbra carnose e ben definite.La ragazza propone una fisicità invitante.
Ma la testa è come attaccata al collo. Gli occhi sono diversi l'uno dall'altro, per colore, sguardo, dimensione. L'ombelico non c'è.
Questa ragazza non esiste.
E' solo un simulacro creato da un professionista del Photoshop, anche distratto, per altro. Eppure questa immagine come milioni di altre con soggetti simili gira per il web e i media di tutto il mondo. Che siano vere o no non conta. Che cosa sia poi il reale se lo domandano in pochi.
Quella che chiamiamo realtà non serve più. Ovvero serve, ma solo come base per sviluppare simulacri che creeranno altri simulacri che rimanderanno ad altri simulacri. Nell'universo fittizio ma non falso dei simulacri quella che chiamiamo realtà non può essere più usata per garantire una qualche certezza condivisa.
Quale è la vera Kate Moss? La ragazza magra e sbattuta che esce strafatta da una discoteca o il simulacro biondo con la pelle e il corpo digitalmente levigati e uno sguardo assente e magnetico in ogni pixel? Domanda ingenua. D'altra parte con il Photoshop di massa chiunque può creare un simulacro di se stesso e proporlo ai suoi "amici" dei social network mai incontrati dal vivo.
In qualche modo Photoshop ha offerto a tutti la possibilità di rielaborare l'immagine di se stessi, dando una rappresentazione per immagini al proprio desiderio.
E' invalsa l'abitudine di distribuire nel trigesimo della scomparsa le immaginette della persona defunta cui il Photoshop dona un'espressione serena e sorridente. Qualcosa di consolante per i parenti, anche se quel sorriso non è mai avvenuto.

mercoledì 18 novembre 2009

Lo specchio del presente

Si può giudicare il passato di una persona solo in relazione al suo presente. Giudicare fatti o errori del passato di per sè, nel vuoto pneumatico dell'astrazione, ci può consentire solo di dare un giudizio meno definitivo che ingannevole.
Solo il presente è capace di dare un significato al passato. E sempre si tratta di un significato ex post, dunque parziale, omissivo, posticcio, inevitabilmente mutevole. Ma è l'unico che possiamo permetterci.

venerdì 30 ottobre 2009

Inneres Auge




"I tibetani hanno scritto cose magnifiche sull'occhio interiore, che ti consente di vedere l'aura degli uomini: qualcuno ce l'ha nera, come certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia; altri ce l'hanno rossa, come la loro rabbia"
Intervista di Franco Battiato a Marco Travaglio. Il Fatto Quotidiano, 30 ottobre 2009.

lunedì 24 agosto 2009

A tutte le lettrici di questo blog

Ho scritto una rielaborazione del monologo "Accetta un consiglio" tratto dal film "The Big Kahuna".
La dedico alle lettrici di questo blog, soprattutto a coloro che hanno mostrato attenzione e affetto verso di me negli ultimi tre anni.


“Accetta il Consiglio”… remix!

Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù
lo capirai solo una volta appassite.


Allo specchio non guardare sempre quelli che tu giudichi difetti:

a cinquant’anni quando rivedrai le foto di oggi ti troverai meravigliosa.

E per essere sicura scegli qualcuno che ti troverà incantevole anche quando avrai settant’anni.


Non bere vini di scarsa qualità,

ma ricorda sempre che ce ne sono di ottimi a prezzi accettabili.


Non affliggerti se i tuoi desideri non si avverano subito,

ma non smettere mai di far di tutto per realizzarli.


Anche quando sei a Milano

cerca un posto dove la sera si possano vedere le stelle.


Non stare in pena per il tuo futuro professionale:

le persone più noiose sono quelle che hanno sempre fatto lo stesso lavoro.


Ricorda che il sorriso resiste meglio delle tette

alla forza di gravità.


Butta via le bollette e gli scontrini, ma conserva le lettere d’amore.

E se ne hai collezionate poche finora ricordati che esse valgono più di 100 regali.

Diffida di chi non te le scrive pur dicendoti di amarti.


Quando ti ubriachi cerca di avere sempre accanto persone che ti piacciono:

non si sa mai…


Forse ti sposerai o forse no,

forse avrai figli o forse no

ma non accettare mai compromessi:

non potresti vivere con un marito cafone e dei figli buzzurri.


Andare bene di corpo

rende più lieve

anche la giornata più pesante.


Riconosci i tuoi errori ma evita chi te li rinfaccia:

senza errori non possiamo né cambiare né migliorare.


Compra sempre scarpe di qualità: per lo stile, la comodità e perché

la puzza dei piedi può abbattere la più potente delle erezioni.


Ci saranno persone che apposta proveranno a far riemergere le tue insicurezze per poterti manipolare.

Digli in faccia che hai capito il loro gioco: di solito poi smettono.


Discuti e litiga solo con chi è capace di capirti o di cambiare idea:

con gli altri è meno inutile che controproducente.


Sorridi.


Ogni giorno prova a fare una piccola scoperta o a imparare qualcosa di nuovo:

la curiosità aiuta a rimanere giovani.


Non ti vergognare di cantare ad alta voce la tua musica preferita.


Non confrontare mai il tuo lavoro con quello degli altri, il tuo stipendio con quello degli altri. Queste graduatorie lasciale a chi non sa andare oltre le apparenze materiali.


Non sei grassa: non iniziare con quest’altra fisima. Però fare palestra aiuta.


Solo i morti e gli esaltati non fanno mai errori: ma almeno i primi hanno una scusa accettabile.


Nella tua vita possono anche susseguirsi le delusioni e le sconfitte

ma si perde davvero solo quando si smette di aver fiducia in se stessi


Sorridi.


Forse troverai alcuni di questi consigli banali e altri no,

alcuni di essi divertenti e altri no.

Ma per questa volta accetta almeno un ultimo consiglio:

non dimenticare mai di essere una ragazza speciale.


venerdì 7 agosto 2009

In memoria di Oscar Marchisio

Una mente mobilissima, capace di trasformare le idee in fatti vivi e operanti, dote tanto rara a sinistra.
Non sei vissuto invano, Oscar: hai offerto intuizioni, proposte, spunti mai banali a chiunque ha avuto la fortuna di conoscerti o almeno di ascoltarti o leggerti.
Per uno con la tua curiosità intellettuale il mondo era l'orizzonte e al contempo un orto poteva dischiudere gli infiniti universi di un sapere attaccato alla terra, ai suoi saperi, ai suoi frutti e al sudore del lavoro che essi richiedono.
Non hai mai dimenticato che dietro ogni cosa, anche la più astratta, c'è il lavoro e la fatica vera, concreta, quotidiana di persone in carne ed ossa. Anche per questo resti un modello per chi ancora si definisce di sinistra.
Grazie per la stima e la fiducia che mi hai dimostrato tante volte.

mercoledì 5 agosto 2009

Pictures of you



I've been looking so long at these pictures of you

That I almost believe that they're real
I've been living so long with my pictures of you
That I almost believe that the pictures are
All I can feel

Remembering
You standing quiet in the rain
As I ran to your heart to be near
And we kissed as the sky fell in
Holding you close
How I always held close in your fear
Remembering
You running soft through the night
You were bigger and brighter and wider than snow
And screamed at the make-believe
Screamed at the sky
And you finally found all your courage
To let it all go

Remembering
You fallen into my arms
Crying for the death of your heart
You were stone white
So delicate
Lost in the cold
You were always so lost in the dark
Remembering
You how you used to be
Slow drowned
You were angels
So much more than everything
Hold for the last time then slip away quietly
Open my eyes
But I never see anything

Looking so long at these pictures of you
But I never hold on to your heart
Looking so long for the words to be true
But always just breaking apart
My pictures of you

There was nothing in the world
That I ever wanted more
Than to feel you deep in my heart
There was nothing in the world
That I ever wanted more
Than to never feel the breaking apart
All my pictures of you

venerdì 24 aprile 2009

La sua figura



Degli altri conosciamo quasi sempre gli aspetti più facili e banali, vuoi per superficialità, supponenza o piacere di sminuire il prossimo.
Riteniamo strani, incoerenti o matti coloro che si allontanano dallo stereotipo che ci siamo costruiti di essi: non riconoscendoli più per quello che li credevamo, non riconosciamo loro una identità.
Chi conoscerà davvero se stesso, non verrà riconosciuto dal mondo.
Giuni Russo è ricordata dai più per alcuni motivetti estivi di successo. In realtà è stata una delle più grandi cantanti italiane del secondo Novecento.Ha pagato un prezzo durissimo in termini di carriera al suo desiderio di ricerca musicale e interiore, che l'ha portata studiare e dedicare la sua musica a figure mistiche come Giovanni della Croce ed Edith Stein.
"La sua figura" mette in musica una poesia del santo spagnolo, di cui di seguito si può leggere un testo di grande intensità:

"
Per giungere a gustare il tutto, non cercare il gusto in niente.
Per giungere al possesso del tutto, non voler possedere niente.
Per giungere ad essere tutto, non voler essere niente.
Per giungere alla conoscenza del tutto, non cercare di sapere qualche cosa in niente.
Per venire a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi.
Per giungere a ciò che non sai, devi passare per dove non sai.
Per giungere al possesso di ciò che non hai, devi passare per dove ora niente hai.
Per giungere a ciò che non sei, devi passare per dove ora non sei.
"
(Giovanni della Croce)

mercoledì 1 aprile 2009

Del suo veloce volo


Gli anni più belli della vita sono quelli in cui abbiamo meno coscienza di noi stessi. Solo dopo anni o decenni ce ne rendiamo conto. E ci accorgiamo che certe "sere inutili" sono state fondamentali per diventare quello che siamo.

E chissà dove sarai amico
ripensandoti ti rivedo in me
la visione che avevi dell’amore
la tua ironia, e chissà dove sarai

Spesso da ragazzi passavamo insieme
sere inutili
e fu in un giorno di festa per gioco lo so
io lo so lessi nella tua mano
vidi sulla mano la tua fine...

E così oggi dalla mia memoria
scelgo il meglio della vita
e del suo veloce volo
che finisce come sempre accade
troppo presto

Qualcosa un po’ di te
mi è rimasto dentro
indimenticabile
per gioco lo so io lo so
lessi nella tua mano
vidi sulla mano la tua fine...


Anthony Alice Hegarty, adattamento di Franco Battiato

venerdì 20 marzo 2009

Il maestro è tornato! Alleluja!

Aldo Busi ha offerto oggi alla letteratura italiana un mezzo paragrafo di testo sublime. Ritorna in mente l'incipit di "Seminario sulla gioventù", che è stato l'esordio e la cifra costante del percorso dello scrittore:

«Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo ad un risolino di stupore, stupore di essercela presa per così poco, e anch’io ho creduto fatale quanto poi si è rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci. A pezzi o interi non si continua a vivere ugualmente scissi? E le angosce di un tempo ci appaiono come mondi talmente lontani da noi, oggi, che ci sembra inverosimile aver potuto abitarli in passato»

Ed ecco il testo che Busi ha pubblicato oggi su Dagospia.

"Due morosini! Che carine le coppiette di post-adolescenti che parlano fitto fitto faccia faccia al minuto tavolino di un ristorantino francese dall'altra parte della Manica e dunque qui in questo preciso istante, lei, seriosa per intensità di sguardo fisso negli occhi altrettanto azzurri di lui, ovale imperfettibile, i capelli biondo miele arruffati come appena saltata fuori dal letto, in apparenza senza trucco però le palpebre nerissime e lunghissime una separata dall'altra, le belle braccia nude e lui, biondo rosato, di una educata rudezza, virile con scioltezza, una peluria a pizzetto sul mento, il profilo elegante, irregolare, le labbra carnose quasi violacee, tumefatte e screpolate di recente, ecco, lui che ora con una mano pilucca una patata e con l'altra sotto il tavolino va a farle il grattino al gomito! E che equilibrio tra il prendere e il dare, che rispettosa generosità, che armonioso sentimento di appartenenza. Chissà che letture hanno fatto. Questi due mica spinellano o sniffano, sono troppo semplici e ben allevati, questi non hanno bisogno di un vuoto di memoria per tirare avanti rompendo i coglioni al mondo perché se li rompono loro, questi due erano già sfuggiti alle trappole di massa ognuno per conto suo prima di incontrarsi, questi due stanno bene insieme perché starebbero bene anche ognuno per sé. Oh, come sono splendidi, e rari! Dunque la vita avrebbe potuto essere un po' così, almeno il tempo di arrivare in due dalla bistecca alla panna cotta. Ah, come mi incanta l'amore, come mi rallegra che esista in qualche carne intelligente ciò che fa per me solo a parole!"

Il rammarico per una vita che più la si vive e più ci sfugge, una vita che forse si può vivere solo guardando le vite degli altri e fingendo vite (la nostra, la loro) che potranno avere bellezza e coerenza solo se scritte. "Dunque la vita avrebbe potuto essere un po' così..."

martedì 27 gennaio 2009

Gaza e Olocausto: dimensioni distanti, riflessioni condivise




"Ogni popolo disprezzato rialza prima o dopo la testa; gli ebrei che hanno affrontato la Shoah e fondato Israele dovrebbero insegnare, per sempre, a non disprezzare nessuno, persona o popolo, perché ogni persona o popolo disprezzato e umiliato dà, prima o dopo, a chiunque una lezione di dignità e di coraggio. Chi è troppo sicuro di vincere sempre, dice il grande scrittore ebreo Manès Sperber, rischia di diventare facilmente un "cocu de la victoire", un cornuto della vittoria."
(...)
"Per quel che concerne Israele, chi considera la sua esistenza come una minaccia alla pace è indubbiamente antisemita e va bollato e combattuto. Altra cosa è il giudizio sulla politica dell' uno o dell' altro governo israeliano; giudizio che può essere contestato, ma che non per questo è lecito considerare espressione di antisemitismo, anche perché Israele, come ogni Stato, non può essere identificato tout-court con la politica dei suoi governi. Per questo pure Pier Vincenzo Mengaldo - il cui volume "La vendetta è il perdono" è una summa di tutta la letteratura sulla Shoah - ha auspicato, come avevo scritto anch' io, di "tener sempre distinta la Shoah dalle questioni che riguardano lo Stato d'Israele".

Claudio Magris, discorso al Quirinale in occasione del Giorno della Memoria, 27 gennaio 2009

mercoledì 5 novembre 2008

The dream comes true



45 anni dopo il sogno di Martin Luther King è diventato realtà.

(...)

I say to you today, my friends, so even though we face the difficulties of today and tomorrow, I still have a dream. It is a dream deeply rooted in the American dream.

I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident: that all men are created equal."

I have a dream that one day on the red hills of Georgia the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood.

I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice.

I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.

I have a dream today.

I have a dream that one day, down in Alabama, with its vicious racists, with its governor having his lips dripping with the words of interposition and nullification; one day right there in Alabama, little black boys and black girls will be able to join hands with little white boys and white girls as sisters and brothers.

I have a dream today.

I have a dream that one day every valley shall be exalted, every hill and mountain shall be made low, the rough places will be made plain, and the crooked places will be made straight, and the glory of the Lord shall be revealed, and all flesh shall see it together.

This is our hope. This is the faith that I go back to the South with. With this faith we will be able to hew out of the mountain of despair a stone of hope. With this faith we will be able to transform the jangling discords of our nation into a beautiful symphony of brotherhood. With this faith we will be able to work together, to pray together, to struggle together, to go to jail together, to stand up for freedom together, knowing that we will be free one day.

(Rev. Martin Luther King)

martedì 2 settembre 2008

33 Variazioni su un valzer di Diabelli

Da poche banali note proposte dall'editore Anton Diabelli il genio di Ludvig van Beethoven trasse la richezza caleidoscopica delle 33 variazioni.
Per chi sa scorgerlo, l'infinito si nasconde in dettagli banali e, a prima vista, insignificanti.
L'interpretazione è di Glenn Gould.



lunedì 18 agosto 2008

La spiritualita' di Barack Obama


Penso che il pensiero lasciato da Barack Obama al Muro del Pianto durante la sua prima visita in Israele valga per tutti, credenti e non.
“Signore, proteggi me e la mia famiglia. Perdona i miei peccati e aiutami a rimanere al riparo dall’orgoglio e dalla disperazione. Dammi la saggezza per fare ciò che è giusto. E rendimi uno strumento della tua volontà”

sabato 19 luglio 2008

La laicità è come un prato



La laicità è come un prato destinato ai giochi dei bambini.

Alcuni preferiscono divertirsi con il calcio, e saranno la maggioranza. Altri, sempre più, vorranno organizzare partite di rugby. Forse qualcuno vorrà impegnarsi in una specie di hockey su prato. Ci saranno certamente coloro che vorranno giocare come una volta a mosca cieca o a nascondino. E ci saranno anche i bambini che vorranno usare il prato per sdraiarsi a leggere un libro o che si lasceranno già incantare ad ammirare la natura.

Chiunque capisce che sarebbe ingiusto destinare quel prato solo al gioco del calcio, anche se la loro numerosità illude i calciatori di avere qualche diritto in più degli altri. E così per tutti gli altri sport e per tutte le attività che liberamente possono svolgersi sul prato, ognuna degna di utilizzarlo finquando ci sarà qualcuno che proverà entusiasmo e piacere in esse.

A me piacerebbe stare dalla parte di coloro che curano il prato, lo tengono in buone condizioni e consentono a tutti di giocarci, senza che nessuno se ne appropri.

giovedì 22 maggio 2008

Di passaggio

[È la stessa cosa, che è viva e morta,
che è desta e dormiente, che è giovane
e vecchia. Queste cose infatti,
ricadono nel mutamento in quelle,
e quelle viceversa in queste.]



In questo periodo della mia vita questo capolavoro di Manlio Sgalambro e Franco Battiato mi sembra una perfetta rappresentazione dei miei pensieri.

mercoledì 19 marzo 2008

Indifferenze quotidiane

Nel frastuono degli impegni quotidiani, delle ansie presenti e future, un dramma globale o nazionale diventa solo una notizia di un telegiornale con cui accompagnare un pasto o una chiacchiera con gli amici. La reazione alle notizie oscilla tra il "non mi importa" e il "grave ma non ho tempo", oppure, al massimo, l'indignazione resta frenata dalla considerazione della nostra inanità.
Al riguardo il maestro Gabriele Mandel Khan,vicario generale della Confraternita sufi Jerrani-Halveti, scrive parole illuminanti, su cui vale la pena riflettere:
"Contro la forza la ragion non vale. Che cosa possiamo fare mai? Le prevaricazioni dettate dalla sete di potere, dall’egoismo economico, dall’interesse personale sono molte e molte, e le dimostrazioni lampanti che la Natura si ribella a questo stato di cose sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Ciò dipende in parte anche dall’egoismo personale che si annida in ciascuno di noi, e dalla neghittosità che ci fa dire: «Tanto tocca agli altri e non a me.»

E’ pur vero: una marcia e una fiaccolata ci sistemano la nostra coscienza, ma non toccano gli interessi dei potenti malvagi; le molte e molte lettere rimangono carta straccia e vengono cestinate con una risata; l’opinione pubblica suscita in loro, nel maggior numero di casi, una semplice scrollatina di spalle.

Che fare? Non demordere, non spegnere la fiamma della speranza che brilla in ciascuno di noi. Anzitutto i potenti sono tali perché si appoggiano sull’egoismo e l’indifferenza dei molti, ma soprattutto sulla loro ignoranza. Smetterla allora anzitutto di pensare che l’altro non è noi e quindi che ogni prevaricazione malvagia sull’altro non ci tocca; nutrire un amore per i valori umani e rispettarli ad ogni costo in prima persona, anche se ci costa fatica; e vincere la nostra e l’altrui ignoranza imparando e insegnando, insegnando e insegnando. “Tutto conoscere per tutto amare”. Lettere, comunicazioni, conferenze opuscoli; leggere, imparare, tenerci per mano nella via della Conoscenza. E continuare, continuare, continuare a far sentire la nostra voce, tenendo presente questa semplice novelletta sufi:

Un grande incendio iniziò a divorare la foresta. Il possente capobranco degli elefanti corse al lago, empì la proboscide di acqua e andò a buttarla sulle fiamme. Così continuò, corsa dopo corsa, sotto gli occhi ammirati del suo branco che acclamava all’impresa. Un passerotto pensò di collaborare anche lui, con le sue poche risorse: corse al lago, prese una goccia d’acqua nel becco e sorvolando la foresta la lasciò cadere. Ripeté il volo più volte, ma il branco degli elefanti si mise a ridere e a schernirlo gridando: «Che credi mai di fare? Guarda quanta acqua porta il nostro capobranco. Che è mai la goccia che porti nel tuo becco?» Al che il passerotto rispose: «Ognuno secondo la sua possibilità. Posso portare una sola goccia, ed è bene che porti anche una sola minuscola goccia anziché restarmene a guardare senza far nulla.» Lo sentirono anche tutti gli altri uccellini dell’aria, e rincuorati da quella affermazione esclamarono: «Ma allora anche noi possiamo fare qualcosa, anche noi siamo utili.» Volarono tutti al lago, presero ciascuno una goccia nel beccuccio e lasciarono cadere sopra la foresta in fiamme una gran pioggia di gocce minute, e così volo dopo volo la foresta in fiamme fu di continua bombardata da una pioggia di gocce minute e l’incendio fu spento.

E chi ha orecchie per intendere intenda.

Gabriele Mandel khân, vicario per l’Italia della Confraternita sufi Jerrahi-Halveti