Guardate bene questa foto.Il corpo sinuoso. I muscoli dell'addome definiti ma non eccessivi. La pelle setata, dal colorito omogeneo. Gli slip lievemente abbassati dalla mano sinistra che lasciano intendere la floridezza del pube, speculare alla capigliatura. Labbra carnose e ben definite.La ragazza propone una fisicità invitante.
Ma la testa è come attaccata al collo. Gli occhi sono diversi l'uno dall'altro, per colore, sguardo, dimensione. L'ombelico non c'è.
Questa ragazza non esiste.
E' solo un simulacro creato da un professionista del Photoshop, anche distratto, per altro. Eppure questa immagine come milioni di altre con soggetti simili gira per il web e i media di tutto il mondo. Che siano vere o no non conta. Che cosa sia poi il reale se lo domandano in pochi.
Quella che chiamiamo realtà non serve più. Ovvero serve, ma solo come base per sviluppare simulacri che creeranno altri simulacri che rimanderanno ad altri simulacri. Nell'universo fittizio ma non falso dei simulacri quella che chiamiamo realtà non può essere più usata per garantire una qualche certezza condivisa.
Quale è la vera Kate Moss? La ragazza magra e sbattuta che esce strafatta da una discoteca o il simulacro biondo con la pelle e il corpo digitalmente levigati e uno sguardo assente e magnetico in ogni pixel? Domanda ingenua. D'altra parte con il Photoshop di massa chiunque può creare un simulacro di se stesso e proporlo ai suoi "amici" dei social network mai incontrati dal vivo.
In qualche modo Photoshop ha offerto a tutti la possibilità di rielaborare l'immagine di se stessi, dando una rappresentazione per immagini al proprio desiderio.
E' invalsa l'abitudine di distribuire nel trigesimo della scomparsa le immaginette della persona defunta cui il Photoshop dona un'espressione serena e sorridente. Qualcosa di consolante per i parenti, anche se quel sorriso non è mai avvenuto.






