domenica 29 giugno 2008

I peggiori posti dove lavorare


Per parafrasare Marx: siamo passati dall’esercito industriale di riserva dei contadini dell’Ottocento, disposti a farsi sfruttare nelle fabbriche per pochi soldi certi piuttosto che vivere gli stenti delle campagne, all’esercito intellettuale di riserva, ovvero i giovani laureati e “masterizzati”, disposti a farsi sfruttare in aziende e in agenzie di pubblicità o di comunicazione pur di fare esperienza e non rimanere a spasso.

I tassi di sostituzione degli stagisti sono altissimi e spesso bisogna attivare intricate reti di conoscenze per sapere se quell’agenzia ha una buona reputazione o se quel dirigente con cui si andrà a lavorare non è prossimo allo schizofrenia.

Propongo allora ai quattro lettori del mio blog un gioco di società: perché non evidenziare nei vostri commenti, in modalità anonima se volete, le peggiori agenzie e aziende dove lavorare, quelle insomma, per esperienza diretta o di amici a voi vicini, dove la convivenza è pari a quella di un lager, dove il grande capo è un cialtrone amante dei leccapiedi, dove gli stagisti dovrebbero chiamare in soccorso la lega anti vivisezione.

Un giochino con il quale parecchi di voi potrebbero togliersi qualche sassolino dalle scarpe…


26 commenti:

Anonimo ha detto...

Carissimo Biagio,
trovo la tua idea molto originale e credo che il meccanismo da te messo in moto possa essere definito una sorta di rito liberatorio a cui molti stagisti/schiavi o ex-stagisti/sempre schiavi saranno felici di prender parte.

Il ricordo che ho della mia esperienza diretta in una grande agenzia internazionale di RP (Edelman) è quello di aver vissuto in uno spremiagrumi...!
Esatto: mi hanno spremuta fino all'osso, senza neppure offrirmi un sorso d'acqua per i primi 6 mesi e costringendomi a sorridere, vestirmi bene e non lamentarmi MAI anche se erano le 10 di sera e non avevo avuto neppure il tempo di mangiare un panino!
Le deadline erano sempre strettissime, i ritmi serrati, la capa (Fiorella Passoni) fiera del suo personale successo a livello internazionale dato dagli ottimi risultati economici raggiunti (dovuti dal fatto di non retribuire molte persone che lavoravano per lei con passione) ma totalmente incapace di comportarsi da leader e di apprezzare i suoi impiegati che, a suo dire, scaldano la sedia...
Questo è troppo!

GUARDATEVI IN GIRO E FATEVI PAGARE PERCHE' LA DIGNITA' UMANA VIENE PRIMA DELL'ESPERIENZA E QUELLO CHE VALETE VERAMENTE LO SCOPRIRETE QUANDO IL VOSTRO LAVORO VERRA' RICONOSCIUTO E APPREZZATO!!!

Auguri a tutti.

Anonimo ha detto...

Per ovvie ragioni, mantengo l'anonimato anch'io. Per la serie "mal comune, mezzo gaudio" (ma sarà poi vero?), anche la mia esperienza "lager" riguarda la Edelman... Ci ho passato, tra stage e assunzione, circa due anni, che definire pesanti è puro eufemismo. Pesanti come mole di lavoro: tutti i giorni, in media 12-13 ore, e praticamente tutti i weekend mandati a donnine, più giorni di malattia passati a casa... a letto? No, a lavorare, a mie spese (internet)... Neanche un centesimo nei mesi di stage (nemmeno buoni pasto), niente buoni pasto né altri benefit dopo. Ma la cosa più pesante da sopportare è stato il condizionamento psicologico:ero arrivata convinta di essere capace di fare qualcosa, ne sono uscita con l'autostima distrutta e la convinzione d'essere una totale nullità. Mai una volta ritenuta "degna" di essere presente ad un evento: potevo solo lavorare dall'ufficio, chiamando i giornalisti, inviando loro inviti e materiali, rispondendo a tutte le loro domande, compreso quando, a malincuore, dovevo spiegare loro, con banalissime scuse, perché non ero andata. Riunioni col cliente? Neanche me li hanno mai presentati, i clienti! Io dovevo lavorare e zitta. Una sono riuscita a conoscerla perché, senza aspettare che lo facesse la mia responsabile, sono andata io in sala riunioni a farle vedere che faccia avesse la persona che le girava tutte le mattine entro le 9:30 la rassegna completa e ragionata, cartacea e web. E lei (la cliente)? "Ah! Pensavo che non volessi conoscermi, visto che * non ti ha mai portata alle riunioni" (perché il resto del team lo portava, invece...). Quando, ormai giunta fisicamente e psicologicamente alla frutta (ma diciamo pure all'ammazzacaffé...), ho chiesto udienza alla gran capa per chiedere di diminuirmi, se non altro, i carichi di lavoro (avevo anche tanto di prescrizione medica, in tal senso), mi sono sentita proporre una posizione ancor più alienante di quella che ricoprivo... A quel punto, ho detto basta. Per fortuna, dopo mesi di ricerche inutili, qualcosa si è mosso e sono riuscita ad andarmene per arrivare in un posto nel quale, viva Dio, sono stata valorizzata fin dal primo istante. Rimpianti? Sì, quei troppi mesi sprecati lì...

Anonimo ha detto...

A volte leggere queste cose aiuta a ridimensionare i tuoi problemi in azienda... non ho mai fatto stage, perché ai miei tempi non era ancora così diffuso, però ho sempre lavorato a progetto, 5 anni della mia vita professionale... So cosa vuol dire essere sfruttati, non aver ferie, non poter stare a casa quando si ha la febbre perché non percepisci stipendio, etc etc... Credo però che oggi si sia superato il limite di umana sopportazione; sarà pure un suggerimento utopico, ma se gli stessi stageaire si impuntassero un pò di più e non cedessero subito alle condizioni di sfruttamento che vengono presentate dalle grandi agenzie e aziende, solo perché desiderosi di fare esperienza in un brand forte o in un'agenzia internazionale, forse queste non si arrogherebbero il diritto di fare le negriere. Ritorno allo stesso consiglio di sempre: non fatevi sfruttare fino all'osso, abbiate il coraggio di dare il giusto valore al vostro know how! Ok imparare, anche con sacrificio, ma poi bisogna poter cominciare a raccogliere anche i frutti del proprio sacrificio (e di quello dei genitori), non vergognandosi di chiedere una condizione lavorativa più dignitosa. Consiglio: per iniziare e farvi comunque una buona esperienza, scegliete agenzie e aziende piccole o medio piccole... più umane.

Francesca ha detto...

Pensavo di essere l'unica ad avere vissuto un'esperienza lavorativa negativa ma leggendo i commenti precedenti in confronto io ho avuto una vacanza ai Tropici! Comunque, la mia avventura è durata relativamente poco. A maggio 2007 ho terminato il master in Media Relations della Business School de Il Sole 24 Ore. Il mio stage a conclusione dei mesi in aula si è tenuto in Ketchum. Grande agenzia, grande nome ma con persone moralmente piccole, anzi direi microscopiche. Io sono stata "molto fortunata": ben 300 euro al mese e ticket da 3,10 euro (evidente volevano ci mantenessimo in forma digiunando)! Avrei dovuto capire sin dall'inizio l'antifona: dopo 10 giorni dal mio arrivo una persona (assunta) è stata licenziata dall'oggi al domani, abitudine peraltro consolidata in Ketchum. I miei mesi di stage sono stati un crescendo di mole di lavoro e di compiti avvilenti. L'agenzia è stutturata secondo un sistema di "caste" per il quale se sei stagista puoi fare solo alcune cose, se sei junior altre, etc., senza la minima possibilità di crescere o di sfuggire a questa inelutabilità. L'insoddisfazione e la depressione regnano sovrane. La mia Business Director (Elena Faccio), persona totalmente frustrata e dedita al lavoro per compensare l'assoluta mancanza di una vita al di fuori dell'ufficio - elemento comune a molte persone in Ketchum - ritengo non conosca concetti quali correttezza, motivazione delle persone e rispetto per il lavoro altrui. Le mie senior mi hanno trattata come un'alienata mentale, salvo caricarmi di compiti, da loro non ritenuti di competenza di una stagista, nel momento del bisogno ( N.d.R. L'executive del team se ne era andata poco prima di un evento importante del cliente). Per tutto il mese di settembre ho lavorato non meno di 12 ore al giorno - arrivate a 16 il giorno dell'evento - occupando i più svariati ruoli: facchino, telefonista (anche centralinista in caso di assenza della receptionist, peraltro pagata più del triplo di me e non tenuta a permanere in agenzia un minuto oltre le 18.00), copista, etc. Tutte occupazioni prestigiose e adeguate a chi ha passato 20 anni della propria vita a studiare... Di fronte alle mie richieste di aiuto, mi è stato risposto che se fosse stato necessario, avrei dovuto fermarmi in ufficio anche fino a mezzanotte o nel weekend! Prego?!? Una stagista?! E precisamente quale sarebbe la motivazione? Per la gloria di Dio, anzi di Ketchum?
Il mio incubo è finito a novembre, quando ho accettato un altro stage (il quarto ed ultimo della mia carriera) in un'importante multinazionale farmaceutica. Dalle stalle alle stelle! La conferma della piccolezza delle persone con cui ho lavorato - giudizio che in realtà non si estende alle colleghe, persone splendide con le quali ho mantenuto i contatti, ma che va peggiorando man mano che si sale di livello - l'ho avuta quando ho annunciato la mia "dipartita". Essendo una persona corretta ho dato una settimana di preavviso, pur non essendo tenuta a farlo. Io non so se alla conclusione del mio stage mi sarebbe stato proposto un contratto a progetto, sta di fatto che però nessuno, tranne una delle due senior con cui lavoravo, ha voluto sapere le motivazioni per le quali, palesemente, stavo scappando a gambe levate! L'arroganza con la quale l'agenzia viene gestita, il modo di trattare le persone come fossero pedine degli scacchi, da collocare o sacrificare a piacimento, non può essere che il frutto della gestione di Andrea Cornelli, amministratore delegato della società (verso il quale gran parte dell'agenzia nutre inspiegabili atteggiamanti di devozione e servilismo), capitato non si sa come nel mondo della comunicazione, della quale, del resto, quotidianamente, dimostra di non capirne nulla. Niente di più normale per il proprietario di uno scatolificio e, fino a qualche anno fa, fornitore informatico di Ketchum. Insomma, un'esperienza pessima ma non inutile: indubbiamente mi è servita a capire cosa NON voglio nella mia vita professionale e le persone con le quali NON voglio lavorare. Proveniendo da un'esperienza estremamente positiva in un'altra agenzia, Business Press, interrotta per iniziare il master, dal confronto con quest'ultima Ketchum non può che uscirne pesantemente sconfitta. Non mi pentirò mai di essermene andata, l'unico rimpianto è di non averlo fatto prima! Se volete farvi due risate andate a vedere questo video su You Tube!
http://it.youtube.com/watch?v=6Mdz4NEM_Ek
Concludo il mio logorroico commento parafrasando un motto di Cornelli, celebre in agenzia: "Proud NOT to be Ketchum!".
In bocca al lupo a tutti!

Anonimo ha detto...

Ottima idea, Biagio, per cercare di lacerare il velo di Maya che avvolge la realtà quotidiana delle agenzie di rp.
Dopo anni e anni di studi, si è portati a idealizzare le strutture che potenzialmente potrebbero offrire un impiego. A 3 anni dal mio ingresso in questo settore, ho trovato comunque molto interessante, oltre che avvilente, conoscere le esperienze di chi è passato dalle grinfie delle agenzie per antonomasia.
Mi interesserebbe in proposito leggere le testimonianze di chi è stato in Barabino, Burson e Weber.
Da quello che ho potuto vedere confrontandomi anche con altri colleghi di master, in generale l'esperienza nella piccola o media agenzia è più qualificante della multinazionale. Non tanto dal punto di vista dei soldi, quanto dal punto di vista del rapporto umano che si instaura e della formatività complessiva dell'esperienza.
PS: quel video di Ketchum è veramente imbarazzante!

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Enrico ha detto...

Ciao a tutti, a quanto vedo c'è gente abbastanza incazzata..e questo è salutare. Dal mio piccolo, l'unico consiglio che posso portare è non rinunciare mai alla propria dignità personale nel rispetto della dignità e all'aspirazione professionale.
In bocca al lupo per tutti e un abbraccio a Biagio, a cui vanno i miei migliori complimenti.

Anonimo ha detto...

Carissimi,
anche io ritenevo opportuno lasciare un contributo per parlare sia della mia esperienza in agenzia che (perdonate il piccolo fuori tema) dei colloqui di selezione che ho "subito". Non farò il nome dell’agenzia perché ciò che recrimino è solo la paga da fame (250 euro al mese per un fuori sede). I ritmi erano abbastanza serrati, ma non mi sono mai sentita fuori luogo o esclusa a priori solo perché stagista e il rapporto con le colleghe era ottimo. Purtroppo a volte pretendevano cose che mi lasciavano un po’ stranita, non capendo se ero io che chiedevo troppo o loro che ci provavano perché mi reputavano troppo ingenua. L'evento che ho seguito, composto da più serate, prevedeva trasferte continue dal posto di lavoro, quindi dopo il normale orario di ufficio c’erano circa 45 minuti di metro per raggiungerlo. Le serate terminavano sempre molto tardi, nella migliore delle ipotesi oltrepassata la mezzanotte ed io, che abitavo dall’altra parte di Milano, dovevo riprendere due metro con bus annesso per raggiungere casa. Ovvio chiedere il taxi per il ritorno con lo scrupolo da parte mia di dormire a casa di amici (a metà strada) per dimezzare il costo della corsa e non “mandarli in rovina”. Inutile dirvi che mi hanno addirittura chiesto se era necessario questo taxi (che loro avevano proposto per casi eccezionali) considerando che Milano è ben collegata con la metro. Scusate se una ragazza ha paura di rientrare in metro da sola alle 2 di notte per trasferte non retribuite! Il losco individuo c’era, ma era così gretto che quando gli facevo notare atteggiamenti poco carini nei miei confronti non aveva il coraggio di difendersi e andava dal grande capo per lamentasi, che puntualmente, dopo meno di 5 minuti mi riportava su quella che per loro era la retta via.

Abbandonata l’agenzia ho lambito altri lidi e mi sono detta che con l’azienda sarebbe andata meglio. Dopo la mole di Cv inviati (ho perso il conto), mi hanno risposto due aziende, con le quali in totale ho sostenuto cinque colloqui. La mia riflessione è sui selezionatori. Mi rendo conto che vengono pagati per fare gli interessi dell’azienda, ma per piacere....ci mancava solo lo screening dell’iride e le prove del DNA. Addirittura mi hanno chiesto di togliere l’orecchino al naso, che può essere comprensibile, ma la bravura di una persona dipende dai buchi sui lobi o dalla taglia del reggiseno? Vita, morte e miracoli, come, perché, quando, con annessi colloqui in inglese. In un giorno ho visto tre persone che mi hanno posto le stesse domande e che non facevano altro che ripetermi che il contratto che avrei firmato era una cosa, ma la dura realtà che avrei affrontato era un’altra.
Quelli che per i comuni mortali sono chiamati “straordinari” erano in realtà prestazioni gratuite e gli obiettivi aziendali una professione di fede. Tutti alla fine erano contenti, i feed back a dire loro tutti positivi. Il colmo:dopo l’ennesimo colloquio con l’ennesimo manager di divisione per poi passare all’illustrissimo direttore di non so cosa, mi dicono di aspettare massimo 15-20 minuti nella hall al piano terra giusto per chiamare l’illustrissimo che essendo a Milano avrebbe potuto scandagliarmi ancora, il tempo di fare due telefonate e mi avrebbero chiamato. Ho atteso un’ora e un quarto senza sentire un cenno. Risalgo ai piani alti, parlo con la segretaria che, ovvio, non sa nulla. L’inconsapevole fa le sue chiamate, mi richiede il cognome come un numero di matricola e io le chiedo dov'è un bagno, perché dopo un’ora e mezza di attesa e la tensione...qualcosa ti scappa. Alla fine non si scusa il manager illustre ma il mio primo aguzzino che mi rimanda alla prossima volta confermando, con il sorriso splendente, la totale disponibilità da parte della casta e dell’illustrissimo. La prima settimana attendo per non mostrare un eccesso di zelo, la seconda chiamo io, e loro: “Le faremo sapere”. Dopo il nulla. Ora, la favola della volpe e l’uva non fa per me, se non sono in grado lo voglio sapere e affronto il colpo...ma mi chiedo...chi sono questi onnipotenti che non sanno vivere, interagire, comportarsi, gestire, relazionarsi e soprattutto perché il nostro futuro deve dipendere da questi personaggi? A volte ho l’impressione che in alcune aziende gli illustri tendano verso l’appiattimento culturale dei dipendenti giusto per rendere tutti uguali ad una massa amorfa dove non c’è differenza tra te e la massa a cui devi uniformarti. Eppure qualcuno sicuramente più intelligente di noi aveva sostenuto che l’alterità attesta la soggettività non la appiattisce. Nel diverso mi riconosco come me e come diverso dall’altro, ma nel mondo del lavoro di oggi, nel 2008, c’è ancora alienazione ed estraniazione? Nel frattempo ho cambiato ancora, sono tornata all’amore per il sapere senza pormi più la domanda se sono un homo faber o un animal laborans. Mi accontento di definirmi una mens cogitans....almeno quello. Dimenticavo durante i colloqui non usate troppe parole difficili, mi sono anche sentita dire che il mio linguaggio è troppo forbito poi l’interlocutore non mi capisce...Mah!!!!!!

Ps. Piccola nota..per farci due risate sui tanto cari giornalisti. Berlusconi per me è un cretino e lo è di più se parla in latino sbagliando, ma se il giornalista deride il Premier per i suoi strafalcioni bisogna anche sapere cosa si scrivere. Versione on –line de la Repubblica -link: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/esteri/berlusconi-ue/berlusconi-sarkozy/berlusconi-sarkozy.html
il giornalista scrive che il Premier ha sbagliato la “declinazione del verbo”....a voi giudicare. Buonanotte!!!!!

Anonimo ha detto...

Beh, cosa vuoi che sia, un piccolo errorino BLU confondere la declinazione con la coniugazione!!
Non se ne accorgerà nessuno!

Cmq molto interessante la tua esperienza...
Qui sotto riporto il link che spero non venga tagliato come è successo a quello che hai scritto nel tuo commento.

In bocca al lupo e "ad maiora"!
http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/esteri/berlus
coni-ue/berlusconi-sarkozy/berlusconi-sarkozy.html

prime ha detto...

Molto triste leggere queste esperienze, danno l'esatta fotografia del valore dei giovani di oggi.

Ero l'altra sera a cena personalmente con alcuni imprenditori, il tema: dove trovare personale qualificato e competente da una parte, ma anche voglio di fare dall'altra.

Risultato: siamo tutti ancora alla ricerca da mesi - e onestamente parlando, ragazzi che scrivono cose come questi sarebbero bocciati in ogni colloquio di lavoro.

Anonimo ha detto...

Buongiorno a tutti, soprattutto al povero "prime" e i suoi cari amici imprenditori che non trovano personale qualificato. Mi fanno quasi pena....magari potreste andare a cercare nuove leve all'estero? Ops, dimenticavo, all'estero ci siamo sempre noi incompetenti di giovani italiani, ma qui ci assumono subito, quindi non credo proprio molleremo tutto per venire a farvi beneficenza (leggi "stage").
E comunque vedo che riuscite a giudicare le persone solo da un post, complimenti, non come l'ex presidente della Confindustria del FVG, che aveva bisogno di 3 anni per giudicare un candidato.
La mia esperienza: laureata con i massimi voti a 23 anni, parlavo tre lingue e avevo già fatto stage all'estero (USA, UK e Francia). In Italia impossibile trovare uno straccio di contratto, quindi ho fatto uno stage in un'importante azienda del FVG (Fantoni Spa). In realtà era una sostituzione maternità, nessun rimborso ma mensa aziendale. Era già chiaro che non mi avrebbero assunta, all'epoca eravamo 11 stagisti per 11 mansioni i cui titolari erano andati in pensione o in maternità e venivamo sostituiti a rotazione, ogni 6 mesi. Nel frattempo mandavo CV a destra e manca, in un’altra società (Danieli Spa) mi hanno perfino chiesto se non conoscessi qualcuno all’interno dell’azienda stessa che potesse mettere una buona parola. Perfino per uno stage????
Per non parlare poi della Calligaris spa, alla quale ho telefonato per sapere se avessero ricevuto il mio cv, dopo un mese dall’invio. Bhe, mi sono beccata una scarica di insulti: “Come osa chiamarci per cretinate del genere!! Guardi che qui non abbiamo tempo da perdere! Non ce ne frega nulla del suo curriculum.” L’affascinante centralinista.
Ho fatto poi un colloquio finalizzato all’auunzione per la San Paolo IMI, con test del QI ed altre amenità, che ho abbandonato quando ho capito esattamente in cosa consistesse il lavoro proposto (vendere simpatiche azioni stile « Cirio » ai pensionati), questo confermato espressamente dagli intervistatori « Lei deve saper vendere anche prodotti che sa per certo essere fallimentari » .
Spezzo una lancia in favore della Snaidero Spa e della Trudi Spa, le uniche aziende ad avermi risposto con un « no », ma almeno espresso con cortesia.
Bilancio : ciao ciao Italia, non tornero’ più !

Biagio Carrano ha detto...

Cara amica del commento numero 11,
mi farebbe piacere sapere qualcosa in più della tua esperienza all'estero.
Se ti va mandami un post o scrivimi in email.
Grazie davvero per il tuo post, aiuta a definire il quadro su cui prova a lavorare questo blog.
Biagio

prime ha detto...

Triste davvero il commento dell'anonima numero 11 - la fuga non è mai una soluzione ai nostri problemi, ma è solo un modo di spostare avanti la lancetta su noi stessi.

Il motivo delle tue bocciature è insito nel tuo modo di porti e nelle pretese che cali dentro l'invio di un CV: sei una tra migliaia, e spesso non c'è tempo di poterti stare dietro oggettivamente tra gente che lavora.

La cosa più incredibile delle tue parole è la pretesa che hai avuto che la Calligaris spa, con tutti i CV che riceve giornalmente, si potesse ricordare dopo un mese del tuo.

Confermi in pieno la tendenza che vige oggi nel settore: le persone che hanno menti non adatte a sopportare carichi di lavoro elevati come quelli presenti in Italia, appena possono scappano all'estero reputando questa una soluzione ai loro problemi.
Sono le persone che spesso ai colloqui in agenzie serie e importanti vengono bocciati - e non perchè non vogliono fare le 3 di notte in ufficio.

Questo è probabilmente uno dei periodi storici nel quale il sistema Italia sta operando in maniera naturale e fisiologica una doccia, eliminando da se stesso le sue cellule morte o poco attive, e depurandosi.
Ci vorrà certamente ancora del tempo, ma il processo è in corso d'opera.

Un osservazione all'autore del blog: finchè si parlava di commenti anonimi ok, ma qui coloro che li fanno sono facilmente identificabili. Inoltre abbiamo offese personali non a metodi di lavoro, ma a persone singole, anche e solo per le loro tendenze sessuali, e non ci sembra un metodo molto ortodosso.

Se fossimo in te eviteremmo di permettere di scrivere certe porcherie.

:-)

Un saluto

Biagio Carrano ha detto...

Gentile Prime,
ho la fortuna di fare docenze nei master di specializzazione post laurea con una certa frequenza e non credo che i neolaureati attuali sia completamente degli sprovveduti. Passerei ad alcune domande: questa disoccupazione intellettuale è più frutto di una debolezza di carattere generalizzata dei giovani o di un modello economico che non ha investito nell'economia della conoscenza? siamo sicuri che le società che si occupano di servizi di comunicazione e marketing abbiano strategie adeguate per valorizzare i talenti? quanta parte del loro business è invece fondata sull'esternalizzazione di funzioni povere di valore aggiunto? E potremmo continuare e aspetto un suo/tuo parere.
Sulla qualità dei post, beh: ognuno caccia dal proprio sacco la farina che ha, e i lettori se ne accorgono.

Anonimo ha detto...

In risposta alla domanda di Biagio:
Sono arrivata in Francia con uno stage, finanziato dalla regione FVG attraverso diversi enti di formazione locali, che permette di effettuare un tirocinio in Europa (tra l'altro so che vengono proposto anche corsi di lingua sempre all'estero).
Questo per una durata di 6 mesi. In seguito, essendo già sul posto, ho potuto inviare il mio CV in risposta a offerte di lavoro pubblicate su diversi siti, tra cui quello dell'ANPE (l'agenzia di collocamento francese). Qui la flessibilità funziona davvero, negli ultimi due anni ho già cambiato lavoro per mia volontà e sono rimasta disoccupata solo per due settimane. Vengono proposti contratti a tempo indeterminato o determinato, anche per esigenze dovute a picchi stagionali di attività o missioni particolari.
Non nascondo che la crisi economica si fa sentire anche qui, ma per ora la situazione non é drammatica e almeno per quanto riguarda la mia azienda siamo stati tutti mobilitati per proporre nuove idee, nuove soluzioni, soprattutto per non farci superare dai nostri concorrenti internazionali.

Consiglio caldamente un'esperienza fuori dai confini italiani, arricchisce molto e consente di crearsi un bagaglio importante, non solo a livello linguistico.



Prime:
Avevo già notato come ultimamente in Italia, anche a livello ministeriale, la prassi sia offendere, insultare e denigrare chiunque abbia un'opinione o un'esperienza diversa.

Biagio Carrano ha detto...

Cara Anonima del post 15,
dopotutto parli con uno che insegna sì in Italia ma che per realizzare le sue idee ha dovuto costituire una società di consulenza in marketing internazionale a Belgrado.
Ti capisco perfettamente. Ma oltre a lodare l'estero si potrebbero elaborare collettivamente delle proposte per invertire la tendenza in Italia? Quali pratiche che hai avuto modo di conoscere nella tua esperienza francese potrebbe essere realizzate in Italia?
Passo e chiudo.

Anonimo ha detto...

Nel corso della mia esperienza ho effettivamente constatato delle pratiche interessanti.
Gli stage ad esempio vengono svolti molto spesso durante gli studi universitari, e nella maggior parte dei casi sono obbligatori. Tra l'altro buona norma sarebbe introdurre degli stage all'estero, per migliorare le conoscenze linguistiche e fare l'esperienza di una realtà di lavoro diversa. Molti dei miei amici francesi hanno seguito questa strada, e ne sono molto soddisfatti. Le università, a mio parere, dovrebbero anche essere molto più implicate nella ricerca di stage per i loro studenti.
In secondo luogo qui non vengono utilizzati molto i contratti atipici (sono talmente rari che confesso non mi é mai capitato di vederne applicati, nonostante le società in cui ho lavorato e lavoro siano piuttosto grandi e con dei picchi di attività ricorrenti e prevedibili). Le formule più usate sono il tempo determinato e indeterminato. Spesso le aziende, per valutare un candidato optano per il tempo det, per poi eventualmente assumere in pianta stabile. Inoltre in entrambi i casi é previsto un periodo di prova, variabile secondo la durata del contratto e della tipologia di lavoro svolto, durante il quale ciascuna delle due parti puo' rompere il contratto senza preavviso o motivazione particolare. Questo permette all’azienda e al candidato di valutare se il contratto e le mansioni sono interessanti o se la persona é adatta a svolgere quell’incarico.
Personalmente potrebbero essere delle idee interessanti per garantire flessibilità (soprattutto i tempi determinati e i periodi di prova) senza scaricare per questo tutto il costo della stessa sui lavoratori. Preciso che una società non puo’ proporre alla stessa persona più di due tempi determinati consecutivi per la stessa mansione, salvo attendere un periodo più o meno lungo (calcolato in base alla durata del contratto svolto). Questo permette di evitare che l’azienda abusi dei tempi determinati (che peraltro garantiscono comunque un certo numero di giorni di ferie e di malattia e equiparano il dipendente agli altri dipendenti dell’azienda).

prime ha detto...

@anonima
Ti dai la zappa sui piedi da sola, in ogni tuo intervento sono contenuti km. di offese.

Meglio valutare cosa si dice prima di parlare.


@biagio
Il nostro alto livello di disoccupazione intellettuale è frutto in parte di uno Stato che ha preferito mantenere attivi soggetti formativi vecchi e con idee superate, e in parte di conseguenza questo ha reso ancora più evidente una debolezza di carattere generalizzata dei giovani, o meglio una voglia di nno proporsi nella maggior parte dei casi, o anche una completa incapacità a farlo nelle maniere migliori - l'esempio dell'anonima francese è illuminante in questo senso.
I talenti vanno valorizzati hai ragione, ma è così difficile trovarne come aghi in pagliai purtroppo.

Un saluto.

Anonimo ha detto...

Volevo solo fare un commento per dirle che sono felice di aver trovato il vostro blog. Grazie

Anonimo ha detto...

Bellissima proposta, ma questo post dovrebbe essere continuamente aggiornato.
Tra le peggiori aziende dove lavorare segnalo Hard Rock Cafe, la famosa catena di ristorazione americana.
Vengono richiesti turni di lavoro massacranti per tutte le posizioni, dal lavapiatti al manager. Gli straordinari pagati sono un'eccezione perchè la regola è quella di non pagarli. La beffa è che queste ore richieste in più si rendono necessarie non per far fronte non a picchi di clientela ma alle lacune organizzative.

Anonimo ha detto...

Innanzitutto, buonasera. Poi, vorrei ricordare che superare le 8 ore di lavoro, a meno che non si tratti di STRAORDINARI RETRIBUITI accettati da ENTRAMBE le parti, è ILLEGALE in Italia come nel resto del MONDO, e questo vale per Stage come per lavoro vero e proprio. Allora, per chi ha denunciato sul blog, perché non si prende una bella responsabilità civile e FILMA, REGISTRA E DENUNCIA allo STATO?

In secondo luogo, vorrei RICORDARE a chiunque SFRUTTA forza lavoro per i suoi scopi, che a giocare con il fuoco, si finisce per bruciare tutti quanti. Far saltare per aria un PROGETTO è una brutta cosa.

In fine, vorrei che tutti gli stagisti,così come i datori di lavoro, capissero che il lavoro va PAGATO. E che se non lo capiscono da soli, PRIMA O POI, glielo farà capire qualcun altro.

Un saluto a tutti.

Anonimous

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Carlotta ha detto...

Buonasera a tutti, mi rivolgo in particolare a Francesca, la ragazza cha lasciato il commento (del 2008) riguardante lo stage in Ketchum. Mi spiace davvero leggere quello che scrivi al riguardo..sono stata contattata giusto oggi per un colloquio da loro e devo ammettere di esserne stata entusiasta finche non ho letto il tuo post. Ma è davvero così terribile come dici? Nel frattempo sto facendo anche altri colloqui, sempre per agenzia, ma pensavo davvero Ketchum fosse una delle migliori opportunità che mi potessero capitare. C'è per caso qualcuno che ha esperienze più recenti di stage presso di loro?
Grazie a tutti

Anonimo ha detto...

ciao calotta io sono stata mandata nella sede di canton della ketchum per tirocinio dopo master !!! x favore mi puoi dire se ti hanno assunta e come sta andando ???

grazie

Anonimo ha detto...

Vorrei parlarvi della mia recentissima esperienza lavorativa all'agriturismo
"Pietra serena" di Civitella Paganico (GR).
Arrivo in questo posto ai primi di Settembre e mi chiedo subito come possa
rimanere aperta una struttura turistica di questo tipo, sporca, malandata,
piena di topi e scarafaggi, alimenti destinati agli ospiti in condizioni
pietose (marmellate ammuffite, formaggi mal conservati, pane e torte surgelati
senza pellicola o contenitore attaccati alla carne cruda e sanguinolenta, il
tutto incollato insieme dal ghiaccio nel congelatore!).
Anche i poveri animali dell'azienda agricola tenuti in pessime condizioni
(conigli in gabbie minuscole, senza possibilità di muoversi, con il tettuccio
forato così che quando piove non hanno neanche la possibilità di ripararsi,
maiali che galleggiano letteralmente nel fango e nei liquami, ecc.).
La camera a me destinata è composta da un lettuccio sfondato e una specie di
armadio da campeggio senza ante brulicante di cimici e scarafaggi.
Il bagno, sporco e minuscolo, da condividere con un altro dipendente, si trova
all'esterno della struttura, percorrendo un tratto di bosco(!!!)"comodissimo"
da percorrere di notte al buio, magari sotto la pioggia.
Mi trovo a lavorare per una media di 14/15 ore al giorno in settimana, mentre
Venerdì, Sabato e Domenica arrivo a fare anche 18 ore.
Paga oraria calcolata circa 1 euro e 10 centesimi all'ora!
Il giorno libero promesso infrasettimanale non esiste, lavoro 7 giorni su 7.
La proprietaria mi chiede cosa voglio da mangiare, dato che ci sarebbe anche
il vitto compreso, ma l'unica cosa che mi compra in tutto il periodo che sono
rimasta sono 5 patate e un sacchetto di carote! (fortunatamente avevo con me
una scorta di cioccolato che abbinavo alle fette biscottate che prendevo al
buffet della colazione)
Se voglio fare una telefonata, mi devo chiudere in bagno perchè una volta,sono
stata sorpresa a parlare al telefono 2 minuti e mi sono presa una sfuriata che
non finiva più.
Ovviamente, mi stanco presto di stare in un posto simile e inizio a cercarmi
un altro lavoro.
Sono in nero, senza contratto e quindi potrei andarmene da un giorno all'altro
senza dare spiegazioni, ma voglio essere onesta e do un preavviso di
licenziamento 5 giorni prima.
Apriti cielo!
Dopo una valanga di urla e insulti della proprietaria, mi si dice di fare
immediatamente le valigie e mi sbattono fuori.
Il tutto avviene nel giro di mezz'ora e mi trovo in mezzo alla strada, a 400
km da casa mia, senza macchina, in mezzo alla campagna.
Il mio quasi mese da schiava finisce così, auguro di tutto cuore ai
proprietari di questo fantastico agriturismo abusivo un pronto fallimento!

Anonimo ha detto...

A distanza di anni dall'ultimo post scritto da voi. Vorrei segnalarvi la mia storia. Ho avuto una pessima esperienza presso un noto studio legale di Milano, un grande studio, strutturato in team, ogni team ha la sua ape regina, nel mio caso si chiamava Simona, una serpe, una persona moralmente piccola da far sembrare giganti le formiche.
Dopo essere capitata nel team back office, ho resistito per qualche mese, fra le cattiverie, il mobbing delle/dei colleghi ho rassegnato le dimissioni, dopo molto cercare ho finalmente trovato il mio porto e la cosa che più mi fa sorridere è che lo studio seguita a cercare, ovviamente team back office.