sabato 25 luglio 2009

Uno scoreboard per la valutazione dei clienti


Spesso ci si interroga sul valore aggiunto che un consulente può trasmettere al suo cliente, sia esso un'azienda o un privato.

Raramente capita invece di fare il contrario. Di chiedersi, ovvero, quanto valore apporti un nuovo cliente. Non tutti i clienti sono uguali, lo sappiamo, ma finora pochi si sono cimentati a sviluppare una metodologia capace di classificare i clienti in maniera almeno condivisa. Per lo più il giudizio sulla qualità dei clienti è prerogativa indiscutibile del capo il quale tiene conto di rapporti personali, impegno personale richiesto, consetudini e pigrizie mentali, pagamenti paralleli e mi fermo qui.

Quello che propongo di seguito è invece un modello di valutazione che si base su un analisi ponderata di 5 variabili.

Le cinque variabili che prendo in esame sono:

  • prestigio del cliente, inteso come capacità di accreditare il consulente presso altri potenziali clienti grazie alla sua riconoscibilità, alla sua storia, al suo potere;

  • disponibilità economica e fee pagati, ovvero se il cliente è ricco o meno e se i fee pagati sono significativi oppure sono bassi ma vi è la possibilità di fare upselling grazie alla floridezza del cliente;

  • livello di interlocuzione con il top management: insomma chi valuta i servizi erogati? L'amministratore, la prima linea o un product manager o anche una funzione più bassa. È evidente che un rapporto diretto con i vertici aziendali consente sia una negoziazione migliore dei fee come dei rinnovi e dei servizi futuri sia la possibilità di ottenere referenze efficaci;

  • durata del servizio, visto che, banalmente, un contratto a breve senza possibilità di venir rinnovato vale molto meno di uno a lungo termine;

  • complessità e costi nascosti del servizio erogato: spesso un ottimo contratto nasconde costi non rifatturabili e un impegno che mette sotto pressione il consulente o un'intera organizzazione e non le consente di sviluppare l'acquisizione di altri clienti.



Le variabili possono avere un voto da 0 a 1, con una metrica a cinquine (0,05-0,1-0,15 ecc.). La somma dei pesi fa 100, che è ovviamente il valore massimo ipotetico di un cliente, e ogni società o azienda può liberamente decidere se pesare tutte le variabili allo stesso modo (ognuna di esse con valore 20) oppure, sulla base delle proprie priorità strategiche e organizzative, pesarle in maniera differenziata. Ovviamente una volta definiti i valori dei pesi questi devono essere applicati in maniera omogenea a tutti i clienti.

Il carattere intersoggettivo e negoziale di questa metodologia permette anche di valutare se vi sono delle pesature eccessive e se, riducendole, cambia radicalmente il ranking dei clienti, ovviamente a parità valutazione delle variabili.

Passiamo a fare un esempio. Un cliente stipula un contratto da 60.000 euro all'anno per dei servizi di media relations e monitoring. Questo cliente non è particolarmente conosciuto e prestigioso e chi dirige la struttura italiana non ha un capitale relazionale particolarmente alto. I rapporti con l'agenzia sono tenuti dalla sua giovane pr manager. Il budget è stabilito dal quartier generale europeo in funzione dei risultati annuali della consociata italiana. Il contratto dura dodici mesi e si rinnova di anno in anno. Per il media monitoring bisogna stipulare un contratto con una società di media monitoring per coprire anche le uscite radiofoniche e televisive dei concorrenti. Ogni giorno bisogna inoltrare la rassegna al cliente e accompagnarla con un report. A questo si affianca l'attività di media relations con la ricerca di uscite sui media sia di qualità sia in termini numerici per rafforzare la memorabilità del brand.

Sulla base di queste generiche informazioni immaginiamo di calcolare il valore di questo cliente con un'ipotesi semplificatoria di pesatura omogenea (valore=20) di tutte e cinque le variabili. Non chiedetemi il dettaglio dei miei ragionamenti (facilmente ricavabili dalla descrizione del cliente che ho fatto or ora) e quindi alla variabile “prestigio” assegneremo il valore 0,4, alla variabile “disponibilità economica e fee pagati” il valore 0,35, alla variabile “livello di interlocuzione” il valore 0,3, alla variabile “durata del contratto” il valore 0,5, al valore “complessità e costi nascosti” ahimé appena il valore 0,20, dopo un attento esame di quanto costa il personale e i contratti di media monitoring. La somma che otteniamo è 35/100. Si tratta di un valore abbastanza basso, dopotutto solo in un caso una variabile viene valutata almeno a metà della scala.

Applicando questo scoreboard a tutti gli altri clienti otterremo una graduatoria piuttosto condivisa di quanto essi valgono per il consulente free lance come per la società di consulenza. A mio avviso le pesatura delle variabili non deve essere mai omogenea (tutte pari a 20) ma davvero fondamentale è che le pesature sia condivise e discusse dal board e cambino a seconda degli obiettivi che si pone l'azienda di anno in anno.

Quello che propongo è uno strumento dinamico, che consente di vedere il valore aggiunto offerto da un cliente sotto diversi punti di vista, a seconda delle priorità che si pone la società o il consulente al variare dello scenario in cui opera.

giovedì 23 luglio 2009

Il sesso è un cerone che copre le imperfezioni delle anime

giovedì 16 luglio 2009

gdgt, il blog sociale


Paul Royas, il fondatore di Gizmodo ed Engadget è stato da tempo celebrato come uno dei più grandi blogger del mondo (sull'argomento leggere The New Influencers di Paul Gillin, ovviamente non tradotto in Italia)
Entrambi i blog trattano di quelli che in inglese sono i gadget, ovvero apparecchiature e dispositivi elettronici. Entrambi sono tra i primi 10 blog al mondo secondo Technorati.
gdgt è la nuova creatura di Royas. gdgt non è un blog, è una piattaforma di contenuti prodotti dagli utenti stessi. Insomma, è l'applicazione del web 2.0 (o web sociale che dir si voglia) a un determinato ambito di interessi.
È anche un social network che costruisce relazioni tra i suoi aderenti sulla base dei loro interessi. Ti interessano le consolle Wii? Allora sarai interessato a conoscere altre persone con il tuo stesso interesse, scambiarvi pareri e consigli sui dispositivi prodotti dalla Nintendo.
gdgt apre il mondo dei blog tematici verso una nuova frontiera: non più un unico blogger o una redazione a presidiare i contenuti ma l'integrazione del modello tradizionale con il concetto di content aggregator e quello di community.
L'autore del contenuto passa in secondo piano. Al centro vi è solo il contenuto e la sua capacità di generare relazioni tra gli utenti che genereranno altri contenut, in un processo ricorsivo.

martedì 14 luglio 2009

Oggi, 14 luglio, questo blog aderisce all'appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano che imbavaglia la Internet italiana.

lunedì 13 luglio 2009

Commento alla StRagista


Nel suo ironico, crudele, sarcastico, realistico e al contempo surreale blog Luce la StRagista ci offre racconti di quotidiano stagismo (mio neologismo: la condizione di stagista come ideologia delle aziende e vissuto dei giovani) che sono anche una biografia collettiva di una generazione usa-e-getta.
Ho lasciato un commento al suo ultimo post che pubblico di seguito.


cara Luce,
potremmo spendere lunghe analisi sociologiche sulla passività dei giovani italiani, sulla loro scarsa consapevolezza di farsi sfruttare pur di fare un lavoro "figo" (comunicazione, marketing, pubblicità, ecc.: guarda caso tutto quello che ha a che fare con un immaginario legato ai media, che non sono solo il messaggio, sono gli unici produttori di identità del nostro tempo), sulla loro incapacità di coordinarsi, di incontrarsi, di comunicare tra loro la condizione di subalternità cui sono costretti, e questo nonostante una enorme capacità tecnica che ognuno di essi ha ad usare media e dispositivi di comunicazione.
Ma a cosa servirebbe un'altra analisi?
Ad oggi, l'Italia è un paese irreversibilmente gerontocratico. E i vecchi, si sa, hanno poco futuro. L'Italia ha poco futuro.
Rinchiudersi nel proprio privato, nel tentativo di inseguire da soli un percorso di realizzazione umana e professionale, porta al fallimento nella quasi totalità delle esperienze.
Quando i giovani riscopriranno la socialità non come mera comunicazione ma come condivisione di un medesimo progetto di società forse, ma solo allora, potremo vedere un cambiamento di prospettiva.

domenica 5 luglio 2009

A ognuno la sua rappresentazione


Come l'Atene del V secolo avanti Cristo rappresentava se stessa e i suoi valori attraverso la tragedia classica e la società dell'Ottocento attraverso l'opera lirica, la società attuale rappresenta se stessa e i suoi valori con i reality show.

domenica 28 giugno 2009

Newsy

Se state cercando le ultime notizie in formato video sulla morte di Michael Jackson o sulla rivolta in Iran provate a fare un salto anche su www.newsy.com.

Newsy raccoglie i filmati dai principali canali televisivi all-news degli Stati Uniti e del resto del mondo, la sua redazione li riaggrega, offre la possibilità di comparare fonti diverse e propone i contenuti così ottenuti sul suo sito in modalità on demand, anche ad altri canali via cavo, a siti web oppure li distribuisce sui cellulari.

Al di là della mera estrapolazione di notizie o siti rilevanti, vi dovrà essere sempre un lavoro redazionale di rielaborazione dei contenuti. Stiamo passando dalla ricerca e selezione di contenuti alla loro rielaborazione. iGoogle punta a riordinare i contenuti estrapolati dal web sulla base delle preferenze del singolo utente. Ma il passo successivo è l’inevitabile riscoperta del lavoro umano, redazionale, capace di riscrivere i contenuti in funzione dei diversi modelli di distribuzione (stampa, internet, radio, tv via cavo, pda, blackberry, iPhone, podcast, ecc.), così come di commentare, analizzare ed inferire ulteriori informazioni dalle fonti primarie.

Di certo le news on demand sono una delle frontiere prossime del giornalismo: tante persone oggi preferiscono avere un’informazione di lunga durata e molto dettagliata su poche tematiche del momento, piuttosto che aspettare i cinque minuti dedicati ad esse nel corso dei telegiornali, anche dei canali all-news.

In questo senso l’esperimento di Newsy deve essere seguito attentamente: quante persone vorranno cercare le news on demand sul loro televisore digitale e cablato? quanto le immagini riprese da altri canali verranno arricchite dai contributi della redazione? il modello sarà capace di trovare una redditività, adesso che le fonti originarie di news non intendono più venir saccheggiate pretendono un pagamento?

Se il quotidiano deve profondamente ripensarsi perché non lo dovrebbe fare anche il classico telegiornale? Forse non sono lontani i tempi in cui anche i mezzobusti televisivi, impegnati più a leggere veline che a informare, saranno un risibile ricordo.