lunedì 27 ottobre 2008

Cercasi legittimità disperatamente

Una domanda semplice e non banale per i quattro lettori di questo blog: perché quando in una grande azienda viene sostituito l'amministratore delegato spesso cambia anche il direttore della comunicazione/relazioni esterne, mentre restano al loro posto, per esempio, il direttore della produzione, il direttore della finanza o il direttore del personale?

La mia personale risposta è che questa situazione, alquanto frequente, rispecchia il fatto che in Italia (e non solo) la comunicazione non viene considerata un asset dell'impresa come altre sue funzioni ma una componente quasi esterna, legata alla legittimazione e al rapporto fiduciario che sa stabilire con i vertici.

Tante aziende hanno proprie politiche nella selezione del personale, propri modelli finanziari, brevetti e linee di produzione proprietarie e quindi persone che nelle varie funzioni portano avanti negli anni questi approcci specifici. Invece la comunicazione non viene vista come parte della cultura, della storia e del modello aziendale.

E spesso, da parte loro, i comunicatori sono più attenti a gestire le relazioni con i vari pezzi del potere aziendale che a sviluppare un patrimonio comunicativo che possa diventare parte di quella realtà dove lavorano.

E poi ci si domanda perché il lavoro del comunicatore è ancora poco legittimato?

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Perchè il direttore della comunicazione precedente segue il vecchio amministratore delegato in un altro posto...Scherzi a parte, nella recenti esperienze che mi circondano cambiano un pò tutti. Dal direttore commerciale (che pure tiene i rapporti con i clienti), al cfo (che gestisce le finanze), al direttore del personale. Sarà che le "persone" in generale sono sempre meno asset, ma il cambio dei vertici "comunica" il nuovo che avanza. La fortuna è che "non sempre può essere un male!.."
Silvia

Anonimo ha detto...

Caro Biagio, hai perfettamente ragione. I comunicatori stanno coi vertici per "potere" e per necessità, ma così facendo impediscono alla comunicazione di essere parte intergrante dell'azienda. Ma i capi non capiscono nel 99% dei casi nulla di comunicazione, per cui anche a loro fa comodo una situazione di questo tipo. Risultato: una comunicazione da dilettanti...

Fabio Ventoruzzo ha detto...

interessante la riflessione di biagio. se la leggiamo dalla parte degli effetti (e non dalla parte delle cause, legate al coltivare il proprio orticello, se non ho capito male) appare evidente che in un sistema-Paese dove prevale la sindrome relazionale da “People I Know” (i cinefili ricorderanno) i comunicatori vengono assoldati (prevalentemente) in base al loro patrimonio relazionale (facilità di accesso a giornalisti, decisori, opinion leader, …), più che non in base a loro competenze professionali specifiche. La conseguenza è che – come esecutori delle volontà altrui - sono assai più utili per il raggiungimento di obiettivi tattici a breve ma non strategici e di medio-lungo periodo. come uscire da questo pantano? riuscire a trasferire questa influenza relazionale in influenza organizzativa, magari attraverso sistemi e strumenti di knowledge management per far funzionare i comunicatori come chiavette usb (!!!). ma è solo un'idea. non trattatemi male! :-)

RBA ha detto...

Fabio, non ho capito il paragone con la chiavetta USB.
Sul tema, mi viene in mente quel capo ufficio stampa che a uno dei mille convegni di un recente festival cui partecipava il suo AD in veste di relatore, non ha fatto altro che scattargli foto con una reflex da paparazzo. Da tutte le angolazioni e con tutte le inquadrature possibili.
Altro che comunicatori. Sono camerieri, al massimo assistenti di direzione che conoscono per dovere qualche giornalista cui chiedere la marchetta quando papà-AD la chiede.
Poi, come si diceva nei commenti di qualche post fa, se gli proponi un monitoraggio della reputazione on-line dell'azienda o di un servizio, ti rispondono che a loro non frega niente di quattro sfigati che perdono il loro tempo su internet.

Fabio Ventoruzzo ha detto...

lasciamo stare la cosa dell'usb... troppo stupida. è interessante, mi permetto, notare come mentre in questo blog stigmatizziamo l'involuzione della professione dei comunicatori, da altra parte (www.euprera2008.com) ricercatori e studiosi (con l'avvallo dei comunicatori stessi) si celebra l'istituzionalizzazione della professione come funzione strategica. troppo pessimisti qui o troppo ottimisti là? forse, sic et simpliciter: l'ottimista crede di vivere nel migliore di mondi possibili, il pessimista sa che e' vero...