domenica 27 aprile 2008

Consigli di lettura per top managers e non...


Insomma, per quelli che parlano di patria e di italianità (e usano in modo poco patriottico le casse dello Stato), per coloro che fanno risalire la fondazione di Roma a Romolo e Remolo, per i tanti che pensano che l’identità nazionale sia fatta di pizza, spaghetti e mandolino, e mettiamoci pure per i troppi che semplicemente se ne fregano dell’Italia visto che gli basta il loro paesello, già troppo esteso per le loro facoltà mentali, è uscito il libro della mia amica Amelia Italia Italia! Il piccolo libro della nostra Patria.

Costa meno di una pizza da asporto (oramai per le pizze a tavolino il parametro di costo sono i manuali universitari), e vi offre la possibilità di conoscere date, aneddoti, invenzioni che sono parte del nostro essere italiani e anche di ricordare tante cose imparate alle elementari o al liceo e poi disperse nella nostra memoria satura di troppi impegni e urgenze.

Quindi un ripasso che serve a tutti, non solo agli strapagati manager che non conoscono le date basilari della storia, ma a chiunque voglia riflettere su un Paese comunque ammirato nel mondo e migliore della stima che troppi suoi cittadini hanno di esso.

domenica 20 aprile 2008

Game over



Lo dico semplice e diretto: la piu' grave colpa che bisogna imputare al regno di Bertinotti I su Rifondazione (Bertinotti II, gia' in attesa scalpitante di raccoglierne l'eredita' sarebbe Gennaro Migliore ma rischia di fare la fine di Carlo di Inghilterra) e' stata quella di voler supplire mediaticamente alla carenza di insediamento sociale e alle evidenti inadeguatezze del gruppo dirigente.
Rifondazione, al di la' delle chiacchiere e degli slogan, e' stato uno dei partiti piu' mediatizzati della cosidetta Seconda Repubblica. Questo meccanismo di supplenza mediatica ha funzionato fino a quando la realta', ovvero il peggioramento delle condizioni di vita delle classi piu' povere e non solo, non ha messo a nudo l'inadeguatezza delle risposte (leggi slogan) di Rifondazione rispetto alle urgenze quotidiane del suo elettorato di riferimento.
In questo quadro il fallimento dell'esperienza di governo e' solo una conseguenza di un progressivo scollamento tra Rifondazione e il suo insediamento sociale. L'autoreferenzialita' dei gruppi dirigenti del partito, il rifiuto supponente di questi a un dialogo o almeno alla comprensione del malessere che emergeva tra i sostenitori, i tesserati o addirittura ex dirigenti o eletti avrebbe dovuto far presagire i rischi della catastrofe, se solo ci fosse stato qualcuno dei dirigenti capace di andare tra la gente comune e non soltanto tra quelli gia' "del giro".
Aldo Cazzullo da Santoro ha giustamente evidenziato che in questi anni la sinistra, e in primis Rifondazione, ha pensato piu' alla rappresentazione di se' che a rappresentare gli interessi e i bisogni del suo elettorato. Filippo Ceccarelli su Repubblica ha evidenziato che
" non si puo' dire che Bertinotti non abbia vissuto al massimo i suoi anni d'oro".
Peccato che per i suoi elettori questi sono stati e continuano ad essere anni di latta.

lunedì 7 aprile 2008

Luca Luciani, un manager adatto all'Italia



Poi, in tempo di elezioni, ce la prendiamo con i politici... Prima o poi capiremo che la crisi del nostro paese dipende non solo dalla politica ma dalle classi dirigenti nel loro complesso.
Un manager che prende oltre 800 mila euro all'anno, da cui dipendono i destini di lavoratori, risparmiatori, fornitori, collaboratori, ha avuto solo la sfortuna di essere ripreso dalle telecamere mentre mette in mostra la sua incultura. Quanti altri dirigenti, in quante altre aziende e in quanti altri settori, sono altrettanto incolti e incapaci in questo paese in cui gli unici meriti sono le appartenenze e le fedeltà incondizionate a capi mediocri, che scelgono collaboratori e vice ancora più mediocri?
Non mi piacciono i capri espiatori. Se il paese è in declino da quindici anni non è colpa solo dei politici, se Telecom è oramai un'azienda senza prospettive non è solo colpa di Luciani, se le Università di presunta eccellenza come la Luiss producono questi personaggi non è colpa solo di chi le dirige e di chi vi insegna.
Ma nessuno in questa campagna elettorale si pone il problema di come affrontare una crisi di cui l'aspetto economico è una conseguenza drammatica ma non l'elemento più rilevante.
Quando parlo delle reciproche difficoltà nazionali con i miei amici dell'Europa orientale paragono i loro paesi ad adolescenti con un grande potenziale che proprio per questo faticano a trovare una loro stabilità e l'Italia a un cinquantenne in crisi di identità e senza prospettive.
Di solito molti cinquantenni in queste condizioni si suicidano.