domenica 21 novembre 2010

Lo specchio dei bambini

Perché postare sulla propria foto del profilo facebook una immagine di un cartone animato per dimostrare attenzione verso la giornata dei diritti dell'infanzia?

Certo, la risposta è che la proposta è stata questa e ha riscosso un clamoroso successo sul social network. Eppure il collegamento “infanzia=cartoni animati” è meno ovvio che emblematico. Gran parte delle immagini che ho visto postate nei profili dei miei amici/ex studenti di Facebook sono relative a cartoni giapponesi degli anni Novanta. Non ho visto finora Goldrake, Mazinga o L'Uomo Tigre; pochi Lupin III, cartoni con cui son cresciuti i quasi quarantenni di oggi. In realtà mi sembra che i miei contatti di età più prossimi abbiano risposto più tiepidamente all'appello. E non certo per mancanza di sensibilità. Semplicemente penso che chi è stato bambino negli anni Ottanta ha vissuto un'infanziaa molto più televisione-centrica rispetto alle generazioni precedenti e rispetto anche a quella successiva, sempre più adusa ai computer sin dai primi anni di vita. Una generazione, quella dei bambini degli anni Ottanta, per cui le serie televisive animate hanno rappresentato un mondo totalizzante, in cui iniziare a costruire la propria emozionalità. La memoria soggettiva della propria infanzia in un ventenne di oggi è una memoria fortemente televisiva.

Se la avessi, avrei postato nel mio profilo una foto di me da bambino. Ma forse la mia generazione è stata l'ultima che si specchiava da piccoli in uno specchio vero e non nello schermo televisivo, o in quello di un computer.



mercoledì 17 novembre 2010

Critiche inefficaci

Ero già pronto per una delle mie critiche feroci. Ero aizzato dalla proposta (cortese, ci mancherebbe) di un'agenzia di pr di valutare il video della campagna istituzionale di un loro cliente, la Calzedonia. Un video che gioca con immagini banali ed emozioni facili: le calze indossate da una ragazza appena sveglia, una bambina, una mamma con la sua neonata; lo slogan finale “Calzedonia, il futuro è rosa”, che si stagliava su un tramonto romano, rosato (ça va sans dire). E lo cito nel corso di una docenza, e mi accorgo che non solo diverse ragazze lo conoscono e annuiscono, ma una addirittura dice: “mi ha emozionata”.

Mi fermo, un attimo, qualche settimana, per riflettere su questo post e pensare che non si tratta della solita diatriba tra pubblico e critici.

Una comunicazione di consumo è fatta per emozionare o convincere in pochi secondi: se ci riesce merita i complimenti.

I critici dei media dovrebbero essere consci che non stanno valutando il canone universale ma solo prodotti con un orizzonte di durata pari a quello del bilancio annuale o trimestrale del committente. In comunicazione l'efficacia è tutto e la filologia è fuffa buona solo per gli esami universitari.


P.S.: qui trovate il video della campagna 2009 per un confronto. Complimenti a chi ha deciso di passare da un commento musicale enfatico a uno intimista.

domenica 7 novembre 2010

Il curriculum alla rovescia


Dati anagrafici-Esperienze lavorative-Formazione-Interessi; Dati anagrafici-Esperienze lavorative-Formazione-Interessi; Dati anagrafici-Esperienze lavorative-Formazione-Interessi.

Il rosario dei curricula si snoda oziosamente, più o meno sempre uguale, soprattutto quando devi leggere per lavoro i percorsi di chi si è laureato di recente e nel cv può inserire relativamente poco, compresa quell'esperienza da barista all'estero.

Ma in un contesto universitario che tende a svuotare la formazione e quindi ad appiattire il valore di tanti corsi di laurea (un elenco parzialissimo: scienze della comunicazione, scienze politiche, scienze della formazione, scienze umanistiche, ma anche, purtroppo, psicologia, lettere, giurisprudenza, con tutti i dipende e le eccezioni del caso), siamo proprio sicuri che quella laurea, sia pure con il massimo dei voti, rappresenti il miglior biglietto da visita di un neolaureato?

E se invece tutti coloro che si occupano di formazione, di selezione del personale, di valutazione dei tirocinanti iniziassero a leggere i cv dal fondo, cercando di capire se la personalità di quel candidato si adatta al contesto in cui andrà a lavorare, se gli interessi che ha coltivato durante il liceo e l'università possono essere il vero valore aggiunto che porta con sé, se i viaggi che ha affrontato lo hanno portato ad avere le antenne interiori sempre accese, se le attività agonistiche in cui si è impegnato per tanti anni gli hanno insegnato il gioco di squadra, il rispetto e anche la franchezza verso gli altri e l'umiltà per ammettere gli errori?

Ma ancora di più sogno giovani laureati che coraggiosamente, con un atto un po' futurista, ribaltino l'ordine del loro curricula vitae e mettano nelle prime righe proprio le passioni, gli interessi, le curiosità che li hanno fatti diventare quelli che oggi sono, in parte molto maggiore che i corsi seguiti all'università.

Nessun timore se il selezionatore conformista scarterà questi curricula, magari inorridito o irridente: se avete avuto tale ardire non era quella la realtà lavorativa che cercavate. Ma qualcuno di certo vi cercherà e di certo sarà più aperto e interessato realmente a conoscervi.

Tutto questo può sembrare azzardato, finanche controproducente, ma chi di voi andrebbe a lavorare in un posto a priori disinteressato alle vostre passioni e ai vostri interessi, insomma a voi stessi?

mercoledì 3 novembre 2010

Affrontare (e comunicare) la sconfitta


Sconfitta durissima, soprattutto per quel che rappresenta simbolicamente, come possibile conclusione dell'opzione politica di allargare la sfera dei diritti anche in una fase di crisi e nella patria della democrazia da esportare (quale democrazia?)
Però Barack Obama decide di organizzare una conference call con i suoi militanti, piuttosto che fuggire e rinchiudersi tra i fedelissimi yesman (evito ogni paragone con l'Italia).
L'incontro è fissato per stasera, ore 16.30 della East Coast. Potete partecipare alla conference call da questo link.
Anche questa è leadership.

sabato 30 ottobre 2010

La crudeltà salvifica della tv



Che senso ha il concetto di "privacy" in tanti piccoli paesi del Sud, dove si vive sotto un controllo sociale diffuso e permanente? Dove questo controllo per lo più spinge al conformismo e al rispetto dei rapporti di forza consolidati, a sottomissioni ataviche e dunque all'accettazione di soprusi e finanche di delitti pur di evitare scandali e vergogne?
Tante polemiche da salotto colto e, appunto, privato, hanno accompagnato la presenza in televisione della mamma di Sarah Scazzi. Ma questa donna, come la mamma della potentina Elisa Claps, ha trovato solo la televisione ad ascoltare il suo rifiuto a rassegnarsi e dimenticare. Di fronte alla prospettiva di passare una vita senza un perché tra i pettegolezzi ottusi e fors'anche irridenti del paese, queste donne hanno preferito la morbosità dell'indistinto pubblico televisivo che comunque garantiva attenzione alla loro sofferenza.
La privacy non è un concetto ben definito per un popolo abituato fino a qualche decennio fa a vivere in maniera promiscua in pochi metri quadrati. Applicarlo a classi sociali che non ne hanno esperienza è un esercizio astratto e classista. La televisione si è invece rivelata un media di popolo, l'extrema ratio di chi sa di poter solo esporre il proprio dolore per trovare almeno un senso ad esso.
Gli eccessi, la spettacolarizzazione, la crudeltà del dolore mostrato in diretta tv erano dazi in qualche modo messi in conto. Ma quante volte prevale invece nei piccoli centri la crudeltà del silenzio, impunità dei forti?

venerdì 15 ottobre 2010

Aforisma

Si lavora con le parole, a volte come giocolieri a volte come minatori.

domenica 10 ottobre 2010

Comunicare, in concreto


Ci si chiede sempre come valorizzare i giovani di talento. Iniziamo intanto a dar loro visibilità.
Nel master "Corporate Communication & Public Affairs" della business school de Il Sole 24 ORE assieme all'amico Michele Mongili, responsabile della comunicazione del Dipartimento del Tesoro, abbiamo proposto agli allievi un project work per cui bisognava realizzare un prodotto di comunicazione immediatamente integrabile nel sito web del Dipartimento.
Il gruppo vincente ha lavorato alla creazione di una televisione via web del Dipartimento, con l'obiettivo di diffondere in modalità video i contenuti già presenti sul sito web in forma testuale.
Ci è sembrata un'idea estremamente efficace, economica e ricca di potenziali applicazioni in altre aree della pubblica amministrazione. Niente di nuovo, si intende, ma un gruppo di giovani neolaureati ha dimostrato di poter realizzare in concreto un prodotto di buon livello, uscendo dalle solite idee su powerpoint, a tasso più meno vago di creatività.
Mi sembra giusto segnalare i componenti del gruppo con i relativi profili su Facebook e chissà che qualche collega che segue L'Immateriale non li contatti:
Annalisa Bruno
Chiara Castrignianò
Serena Colazzo
Anna Maria Ebreo
Federico Valentini