mercoledì 30 settembre 2009

Tanto di cappello

Ho appena finito di guardare su "Quest means business" in onda sulla CNN un'intervista ad Alain de Botton (una sorta di Alberoni anglosassone, ma ricco di famiglia, chiaro?), che per una settimana ha vissuto dentro l'aeroporto di Heatrow e ne ha ricavato un libretto intitolato "A week in the airport".
Operazione ovviamente promossa dalle direzione comunicazione della BAA, che gestisce i tre aeroporti londinesi e i tre principali in Scozia.
Tanto di cappello per un'idea che nessun comunicatore italiano avrebbe mai potuto avere e se per caso gli fosse venuta di certo sarebbe stata annegata dai timori dei veri decisori: "e se lo scrittore si trovasse nel bel mezzo di una protesta di passeggeri ?", "e se lo scrittore scopre come funzionano male i servizi di terra?", " e se lo scrittore parla con gli equipaggi che spifferano tutte le magagne a bordo degli aerei (indovinate di quale compagnia?)?". Mica si può proprio dargli torto?
Certo, abbiamo la pigrizia mentale dei comunicatori italiani che tante volte denuncio. Ma cosa puoi comunicare, cosa vuoi inventarti quando i servizi di base della tua azienda funzionano male e la comunicazione è chiamata a fare da cerimoniale o da cortina fumogena?
Intervistato da Richard Quest, de Botton ha detto che il solo vedere sui monitor centinaia di destinazioni crea nelle persone un sentimento di possibilità, e questo rende loro piacevole l'aeroporto. Ma l'esatto opposto delle possibilità è la frustrazione, che prende tanti viaggiatori italiani intrappolati per ore negli aeroporti, pregando con gli occhi ai monitor che finalmente appaia l'orario di partenza del loro aereo.

AVVISO AI NAVIGANTI

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martedì 29 settembre 2009

Una generazione (de)qualificata?


Centinaia di “nuove professionalità” hanno fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro negli ultimi due decenni. Ma quante di esse si sono sedimentate nel tessuto sociale come nuove professioni, con un loro statuto, principi, percorsi formativi? E quante presunte professionalità non sono state invece nient'altro che la conseguenza di una serie di processi di scomposizione, riaggregazione ed esternalizzazione di mansioni tradizionalmente seguite internamente all'azienda da soggetti che venivano genericamente definiti “impiegati”?
Queste “nuove professionalità” sono state per lo più proposte alla fascia di età che oggi è compresa tra i 40 e i 25 anni. Lo stipendio mediamente basso (la generazione “mille euro”) è già un indizio di mansioni oggettivamente di bassa qualità oppure altamente fungibili.
Il mondo del marketing e della comunicazione non sfugge a questa tendenza, anzi. A fronte di società medio-grandi, capaci di offrire dei percorsi di crescita professionale, vi è una miriade di realtà piccole o micro in cui spesso la compressione dei costi porta ad utilizzare il personale per mansioni ripetitive, esternalizzate dai clienti proprio perché povere di valore aggiunto. Entrare in queste realtà a volte significa vivere un percorso frustrante, una paralisi professionale, l'abbassamento delle prospettive di vita. Ogni giorno si rischia di perdere qualcosa e di sentirsi sempre più dequalificati.
Se associamo questo fenomeno di “outsourcing povero” al fatto che gli investimenti in formazione nel settore del marketing e della comunicazione in Italia sono cronicamente scarsi, viene fuori il quadro di una fascia di lavoratori e lavoratrici oggettivamente dequalificata, a forte rischio di essere espulsa dal settore non appena superata la soglia dei quarant'anni o nel momento in cui avanzerà delle richieste legate al suo ambito privato (mobilità, flessibilità di orari, parentalità, ecc.). Tanto vi è un piccolo esercito intellettuale di riserva, più giovane, più motivato, più manipolabile, più ricattabile, pronto a prendere il loro posto.
Uno scenario tanto realistico quanto inquietante, in cui si trovano avviluppate tante persone che non possono neanche contare se nessuna forma di ammortizzatore sociale.
Ma quali sono le esperienze dei miei quattro lettori a tal proposito?

lunedì 28 settembre 2009

Persone-discount

Ogni persona ha un suo prezzo, si sa. Ma troppe oggi hanno un prezzo da discount.

domenica 6 settembre 2009

Arie

Karl Kraus: "Ci sono donne che non sono belle, hanno solo l'aria di esserlo".
E ci sono anche donne che si danno arie di essere belle, e trovano sempre qualche uomo che ci casca.

sabato 29 agosto 2009

Agosto, rilevanza non ti conosco

Da circa vent’anni la Lega Nord domina le cronache politiche estive. Fatto risaputo: con le redazioni dimezzate dalle ferie e la necessità di riempire le pagine, Bossi e i suoi hanno per anni offerto eventi pittoreschi e dichiarazioni provocatorie che hanno fatto la gioia di giornalisti in panico da pagina vuota.
In realtà il meccanismo è più sottile. Non si tratta solo di riempire gli spazi lasciati liberi da altri concorrenti sul mercato della visibilità politica, così come fanno certe aziendine che d’estate comprano blocchi di spot televisivi a prezzi di realizzo.
Al contrario, i temi e le polemiche d’estate finiscono per dare il passo a tutto il dibattito dei mesi seguenti.
Con quelle che per troppi anni la spocchia di sinistra ha liquidato con sparate, rodomontate buone per avere i titoli dei giornali, Bossi ha fatto slittare la percezione media degli italiani verso soluzioni populiste, politiche razziste, semplificazioni giustificatorie dei peggiori istinti. In maniera più sottile (dichiarazione-smentita, oppure articolo/commento ospite), si lanciano poi ballon d’essai per verificare la tenuta tra le classi dirigenti di certi principi che hanno bene o male retto dal dopoguerra in avanti.
Nel ventre molle delle redazioni accaldate e sottostaffate d’agosto, Bossi ha fatto entrare tematiche e argomenti inauditi fino a pochi anni fa. Ha aperto ogni anno delle brecce, dove con inevitabile ingenuità tutti si sono gettati per puntualizzare, criticare, fare distinguo.
Grande colpevole di questo slittamento culturale e civico è la categoria giornalistica. Il ritardo culturale di tanti giornalisti che ancora pensano ad agosto come un mese irrilevante, destinato a venir dimenticato dai temi della “ripresa autunnale”, ha dato ampio spazio a questa strategia. La ricerca del clamoroso, della polemica, del titolo gridato ha poi portato ad abbassare qualsiasi parametro professionale basato sulla rilevanza, sulla notiziabilità, sulla qualità dei concetti espressi.
Un Bossi che riempie l’ampolla di acqua del Po è un fatto inessenziale. Il Parlamento del Nord è stato un flop ridicolo, l’annuale gita a Venezia riempie una piazzetta con poche migliaia di militanti. Ma la Lega ha saputo sfruttare al meglio la presbiopia astigmatica dei media italiani: avere centinaia di sezioni attive sparse in tutto il Nord, unico partito attivo davvero nella parte più produttiva del paese, era e resta per i giornalisti italiani un fatto meno interessante che una dichiarazione violenta sugli immigrati da parte di un leghista di terza fila. Ma, dopotutto, quando la Lega era in crisi di consensi e di militanti è stata mantenuta a galla in termini di visibilità dalle sparate del suo leader riprese acriticamente dai giornalisti.

Agosto non è più un mese di caldo e noia per i media, ma il mese più importante dell’anno, in cui si fanno sedimentare idee fino ad allora eterodosse o marginali, si scardinano dei principi e si plasma il senso comune. Se si studiasse la copertura dei media dei mesi di agosto degli ultimi dieci anni vedremo come alcune proposte considerate provocatorie o assurde al loro emergere (le ronde, per esempio) oggi sono diventate prassi o leggi dello Stato.

Tanti supponenti massmediologi e politologi di sinistra dovrebbero riflettere sul perché l’unico politico che negli ultimi due decenni abbia saputo creare un circolo virtuoso tra gestione dei media e dialogo con il territorio è stato un elettrotecnico di Varese.
Non si ha notizia che Bossi si sia mai fatto consigliare da tali luminari.

lunedì 24 agosto 2009

A tutte le lettrici di questo blog

Ho scritto una rielaborazione del monologo "Accetta un consiglio" tratto dal film "The Big Kahuna".
La dedico alle lettrici di questo blog, soprattutto a coloro che hanno mostrato attenzione e affetto verso di me negli ultimi tre anni.


“Accetta il Consiglio”… remix!

Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù
lo capirai solo una volta appassite.


Allo specchio non guardare sempre quelli che tu giudichi difetti:

a cinquant’anni quando rivedrai le foto di oggi ti troverai meravigliosa.

E per essere sicura scegli qualcuno che ti troverà incantevole anche quando avrai settant’anni.


Non bere vini di scarsa qualità,

ma ricorda sempre che ce ne sono di ottimi a prezzi accettabili.


Non affliggerti se i tuoi desideri non si avverano subito,

ma non smettere mai di far di tutto per realizzarli.


Anche quando sei a Milano

cerca un posto dove la sera si possano vedere le stelle.


Non stare in pena per il tuo futuro professionale:

le persone più noiose sono quelle che hanno sempre fatto lo stesso lavoro.


Ricorda che il sorriso resiste meglio delle tette

alla forza di gravità.


Butta via le bollette e gli scontrini, ma conserva le lettere d’amore.

E se ne hai collezionate poche finora ricordati che esse valgono più di 100 regali.

Diffida di chi non te le scrive pur dicendoti di amarti.


Quando ti ubriachi cerca di avere sempre accanto persone che ti piacciono:

non si sa mai…


Forse ti sposerai o forse no,

forse avrai figli o forse no

ma non accettare mai compromessi:

non potresti vivere con un marito cafone e dei figli buzzurri.


Andare bene di corpo

rende più lieve

anche la giornata più pesante.


Riconosci i tuoi errori ma evita chi te li rinfaccia:

senza errori non possiamo né cambiare né migliorare.


Compra sempre scarpe di qualità: per lo stile, la comodità e perché

la puzza dei piedi può abbattere la più potente delle erezioni.


Ci saranno persone che apposta proveranno a far riemergere le tue insicurezze per poterti manipolare.

Digli in faccia che hai capito il loro gioco: di solito poi smettono.


Discuti e litiga solo con chi è capace di capirti o di cambiare idea:

con gli altri è meno inutile che controproducente.


Sorridi.


Ogni giorno prova a fare una piccola scoperta o a imparare qualcosa di nuovo:

la curiosità aiuta a rimanere giovani.


Non ti vergognare di cantare ad alta voce la tua musica preferita.


Non confrontare mai il tuo lavoro con quello degli altri, il tuo stipendio con quello degli altri. Queste graduatorie lasciale a chi non sa andare oltre le apparenze materiali.


Non sei grassa: non iniziare con quest’altra fisima. Però fare palestra aiuta.


Solo i morti e gli esaltati non fanno mai errori: ma almeno i primi hanno una scusa accettabile.


Nella tua vita possono anche susseguirsi le delusioni e le sconfitte

ma si perde davvero solo quando si smette di aver fiducia in se stessi


Sorridi.


Forse troverai alcuni di questi consigli banali e altri no,

alcuni di essi divertenti e altri no.

Ma per questa volta accetta almeno un ultimo consiglio:

non dimenticare mai di essere una ragazza speciale.